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La storia dei Canti Fiorentini

I canti nacquero a Firenze prima del 1300 quasi come antenati della nomenclatura stradale vera e propria. Spesso furono le grandi famiglie a dare il nome al Canto nei pressi del quale avevano loggia, torre o palazzo. Altre volte il nome ebbe origine da avvenimenti particolari degni di ricordo e, come tali, capaci di imprimere una nota caratteristica al luogo da essi designato.
La nomenclatura permette di ricostruire notizie e curiosità storiche racchiuse nella loro particolare denominazione. Pertanto, la lettura di Firenze attraverso i Canti unisce, al fascino derivante dall’arcaicità dei nomi e dai ricordi ad essi legati, la vivacità e la puntualità di una cronaca dal vivo. Ogni tipo di denominazione rivela infatti uno stretto rapporto con le diverse componenti che caratterizzano l’ambiente fiorentino. Canti come quello dei Soldani o dei Cerchi, rammentano il prestigio e la potenza delle consorterie politiche; altri, come il Canto del Saggio o quello del Proconsolo, stanno a rappresentare la realtà amministrativa della città; alla sfera religiosa si richiamano il Canto dei Preti e quello alla Badessa; il ricordo della mercatura è suggerito ad esempio dal Canto alla Paglia; la stravaganza fiorentina è impresso nel nome del Canto alle Mosche; un’idea del carattere pronto all’ira, ma facilmente riconducibile ad una pacificazione è suggerita dal Canto alla Briga e dal Canto alla Pace, e così via. Una varietà di nomi che rispecchia un processo inevitabile e spontaneo che affonda le sue radici nella storia e nelle strutture profonde della vita cittadina.

Oggi in pochi fanno ancora uso di questa nomenclatura. Ne deriva la sensazione che qualcosa vada perduto in questo abbandono ormai definitivo dell’uso dei Canti, come se venisse meno uno di quei segni inconfondibili che da sempre determinano il carattere della storia cittadina. Con l’allargarsi delle mura venne meno quell’atteggiamento confidenziale che per secoli aveva accompagnato lo svolgersi della vita cittadina. Venne meno quella familiarità con le persone, con i luoghi, con le istituzioni, che avevano permesso ed alimentavano il mutuo rispetto. Il rarefarsi dei “Canti battezzati”, via via che ci si allontana dal centro, sottolinea la perdita di questa dimensione ravvicinata, confidenziale dei rapporti tra cittadini. In fondo, questo “nomare” gli angoli delle strade, rappresentava anche una forma di affetto per i luoghi frequentati quotidianamente, testimoni di ricordi lieti e funesti, di eventi pubblici e privati. Insomma, era come chiamare qualcuno bonariamente per nome piuttosto che seriamente per cognome.


Gli Scali, famiglia che apparteneva alla prima cerchia, ebbe le sue migliori fortune intorno al IX secolo. Dagli Scali proveniva quel Giorgio che prese risolutamente posizione in favore dei Ciompi, e che fu dai medesimi decapitato perché sospettato di tradimento. All’inizio del XV secolo, la famiglia iniziò un declino che la costrinse a vendere i suoi possedimenti. Filippo Strozzi comprò alcune case dagli Scali per far posto al suo Palazzo, così anche la casa di Piazza S. Trinita cambiò di proprietà. Essa apparteneva ancora agli Scali intorno al 1498, quando Francesco Scali dichiarò al Catasto di possedere un vecchio palazzo “molto annoso” con evidente riferimento a quello sull’angolo di Via delle Terme. Il Palazzo, dopo essere passato ai Del Bene ed ai Cambi, venne ceduto nel 1517 a Lionardo e Lorenzo Buondelmonti, che ne fecero la loro abitazione e lo ridussero alla forma attuale. In questo stesso palazzo, ospite dei Buondelmonti, ebbe dimora a più riprese Ludovico Ariosto.

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